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Best of Salone del Mobile 2026: le novità selezionate da Primearredo

Il Salone del Mobile 2026 è stato, ancora una volta, molto più di una vetrina di novità. È stato un osservatorio privilegiato sulla casa che cambia: più fluida, più accogliente, più attenta ai materiali e sempre meno legata a categorie rigide.

La Fiera milanese ha riportato al centro il tema dell’abitare contemporaneo, con un’edizione che ha dato spazio anche alle biennali dedicate a cucina e bagno, alla sostenibilità, all’alto artigianato e al design da collezione.

Per Primearredo, visitare il Salone significa soprattutto selezionare. Non tutto ciò che è nuovo è davvero interessante. Alcuni prodotti colpiscono al primo sguardo, altri rivelano il proprio valore nei dettagli: una struttura più intelligente, una materia usata meglio, una proporzione nuova, un’idea di comfort più vicina alla vita quotidiana.

Da qui nasce il nostro best of Salone del Mobile 2026: una selezione di arredi che ci hanno colpito per ricerca, identità e capacità di raccontare nuove direzioni del design.

Non solo tendenze: cosa abbiamo cercato al Salone

La parola innovazione viene usata spesso, a volte troppo. Al Salone del Mobile 2026 abbiamo cercato un’innovazione più concreta: quella che migliora l’esperienza d’uso, semplifica il progetto, rende un arredo più versatile o trasforma un materiale in un linguaggio.

Le novità che abbiamo scelto parlano di leggerezza, modularità, memoria, trasparenza, comfort e materia. Sono prodotti molto diversi tra loro, ma condividono un aspetto: non si limitano a decorare lo spazio. Lo interpretano.

 

Lepid di Kartell: il contenitore diventa segno grafico

Tra le novità più interessanti viste al Salone, Lepid di Kartell, firmato da Patricia Urquiola, lavora su un tema preciso: trasformare il profilo in protagonista del progetto.

Il sistema comprende librerie, scaffali, sideboard e console. La sua forza sta nei bordi a contrasto, nelle linee che si incontrano e si sovrappongono, nei pieni e nei vuoti che costruiscono un ritmo visivo leggero nello spazio. Kartell descrive il progetto come un sistema in cui il profilo diventa elemento grafico continuo, quasi un tratto disegnato a mano.

Ci ha colpito perché porta nel contenimento una dimensione più espressiva. Lepid non è solo una libreria o una console: è una piccola architettura domestica, capace di organizzare lo spazio senza appesantirlo.

Mezz’aria di Lago: la leggerezza come idea di comfort

Mezz’aria, poltrona lounge disegnata da Daniele Lago per Lago, interpreta il tema della sospensione con un equilibrio molto attuale. La poltrona lavora su proporzioni generose, schienale alto e braccioli integrati, mantenendo però un’immagine aperta e visivamente leggera.

È una seduta che sembra pensata per ambienti in cui il relax non coincide con l’ingombro. La sua qualità sta nel rapporto tra volume e aria, tra comfort e percezione dello spazio. Lo schienale sostiene, i braccioli accolgono, ma la silhouette resta essenziale.

La immaginiamo in un living contemporaneo, in una zona lettura o in uno spazio conversazione dove serve una poltrona comoda, ma non monumentale.

Chicago di Baxter: modularità con anima informale

Con Chicago, firmata da Paola Navone, Baxter propone una collezione di divani modulari disponibile in diverse composizioni. È una novità che porta nel living una freschezza contemporanea, con un carattere informale ma sofisticato.

Ci ha colpito perché interpreta il divano come paesaggio domestico. Non un blocco chiuso, ma un sistema aperto, da comporre in base allo spazio e al modo di vivere la casa. La firma di Paola Navone si riconosce in questa naturalezza progettuale: forme generose, spirito libero, attenzione alla convivialità.

Chicago è una proposta adatta a chi vuole un salotto accogliente, dinamico, meno formale.

Peacock Chair Karaker x Cassina: un’icona riletta con spirito contemporaneo

La Peacock Chair di Karakter x Cassina porta al Salone un dialogo interessante tra memoria e attualità. Il progetto nasce dalla rielaborazione dei disegni originali di Verner Panton e viene proposto con una struttura in acciaio inox intrecciato e un sistema di sette cuscini configurabili.

La sua forza è scenografica, ma non solo. La struttura leggera disegna lo spazio, mentre i cuscini introducono una dimensione più morbida, versatile e contemporanea. Può essere usata come poltrona da terra o come seduta a dondolo, ampliando le possibilità d’uso nel living e negli ambienti lounge.

È uno di quei pezzi che non passano inosservati. Ma l’aspetto più interessante non è l’effetto sorpresa: è il modo in cui un’idea storica viene resa nuovamente abitabile.

Abaco di B&B Italia: la costruzione come linguaggio

Abaco, tavolo disegnato da Ronan Bouroullec per B&B Italia, lavora su un tema più silenzioso ma molto importante: la chiarezza costruttiva. Il progetto mette al centro architettura, precisione compositiva e relazione tra materiali, trasformando la struttura in parte essenziale dell’identità dell’oggetto.

In un momento in cui molti arredi tendono a nascondere la propria complessità tecnica, Abaco sceglie una strada diversa. Mostra la logica dei componenti, la proporzione, il modo in cui le parti si incontrano.

Ci piace perché restituisce al tavolo una qualità quasi architettonica. Non è solo un piano d’appoggio per la zona pranzo, ma un elemento che definisce lo spazio con misura, solidità e presenza.

Private Walls di Glas Italia: intimità senza chiusura

Con Private Walls, progetto di Philippe Starck per Glas Italia, il vetro diventa uno strumento per ripensare la privacy domestica. Il sistema articola tre funzioni — scrittoio, vanity e libreria — in una sequenza di micro-ambienti, lavorando sul bisogno di intimità senza rinunciare alla trasparenza visiva.

È una novità che intercetta un tema molto contemporaneo: creare zone personali anche dentro spazi aperti. Casa, lavoro, cura di sé e relax convivono sempre più spesso negli stessi ambienti. Private Walls risponde con leggerezza, senza costruire barriere definitive.

Ci ha colpito perché usa il vetro non come semplice materiale scenografico, ma come dispositivo progettuale. Divide, suggerisce, protegge, ma lascia passare la luce.

Ryo di Porro: la libreria come scultura funzionale

La libreria Ryo di Porro, disegnata da Nao Tamura, è composta da lunghi piani d’appoggio sostenuti da elementi portanti triangolari orientabili, ottenuti dalla piegatura di una singola lastra di alluminio.

Il nome giapponese “Ryo” significa bordo o spigolo: una scelta coerente con un progetto che lavora proprio sulla tensione tra superfici, luce e struttura. La libreria diventa una quinta nello spazio, un elemento aperto e multifunzionale che va oltre la semplice funzione contenitiva.

Ci interessa perché interpreta la libreria come presenza architettonica. Ryo organizza, espone, separa e illumina lo spazio con riflessi e ombre.

Aom di Arper: sostenibilità, manutenzione e comfort

Aom, divano disegnato da Jean-Marie Massaud per Arper, porta il tema della sostenibilità dentro la costruzione stessa del prodotto. La struttura in polipropilene espanso accoglie un’imbottitura in Breathair®, mentre il rivestimento può essere separato e sostituito senza l’uso di colla.

È un dettaglio tecnico, ma racconta molto. Significa manutenzione più semplice, maggiore durata, possibilità di personalizzazione e un approccio più responsabile al ciclo di vita dell’arredo. Aom offre inoltre due altezze di seduta grazie ai piedini intercambiabili e può integrare un kit di elettrificazione USB.

Ci ha colpito perché l’innovazione non è decorativa. È dentro il modo in cui il divano si usa, si mantiene, si adatta.

R 513 di Gervasoni: la memoria torna attuale

La poltrona R 513 di Gervasoni riporta in produzione un progetto originale di Vico Magistretti degli anni Ottanta, rieditato in collaborazione con la Fondazione Vico Magistretti. È realizzata in rattan Manau e costruita attraverso una sequenza di elementi verticali che definiscono ritmo, leggerezza e continuità.

Questa riedizione ci ha colpito perché non guarda al passato con nostalgia. Lo rende nuovamente pertinente. Il rattan, la struttura a pieni e vuoti, la continuità tra schienale e braccioli parlano una lingua naturale, artigianale e molto contemporanea.

R 513 funziona in ambienti domestici, verande, spazi hospitality e progetti dal gusto trasversale. È la dimostrazione che alcuni arredi tornano attuali proprio perché erano già essenziali.

Pagoda di Living Divani: il tavolino come equilibrio di piani

Il tavolino Pagoda di Living Divani, disegnato da David Lopez Quincoces, lavora sulla sovrapposizione dei piani e su una presenza scultorea misurata. La struttura si basa su slittamenti, pieni e vuoti, con un equilibrio visivo raffinato.

È un complemento, ma non secondario. In un living ben progettato, il tavolino definisce distanze, proporzioni e relazioni tra divani, poltrone e superfici d’appoggio. Pagoda lo fa con discrezione, senza forzare la scena.

Ci piace perché unisce funzione quotidiana e ricerca formale. Ha una presenza riconoscibile, ma resta leggero.

Dal Salone alla casa: il valore di una selezione ragionata

Il Salone del Mobile offre ogni anno moltissimi stimoli. Il vero lavoro, però, comincia dopo: capire quali novità possono entrare davvero in un progetto di casa, quali rispondono a un bisogno reale, quali hanno qualità per durare nel tempo.

La selezione Primearredo nasce da questo sguardo. Non una classifica, ma una lettura ragionata delle proposte che ci sono sembrate più interessanti: arredi capaci di unire ricerca formale, comfort, funzione e identità.